Cosa succede alla mia cessione del quinto se mi licenziano

Com’è noto, quando si parla di cessione del quinto si fa riferimento ad una specifica tipologia di prestito che viene utilizzata molto dai lavoratori per riuscire a fare fronte a spese di natura de tutto improvvisa o, molto più in generale, per affrontare la crisi economica che ormai da molti anni ha la meglio nelle nostre vite. Prima di scendere più nel dettaglio e di capire quali sono le conseguenza con cui si deve fare i conti nel caso in cui si venisse licenziati con la cessione del quinto, è bene precisare che la cessione del quinto è un prestito cosiddetto a tasso fisso non finalizzato.

Ciò vuol dire che la somma che viene erogata dall’istituto finanziario al quale ci si rivolge può essere tranquillamente utilizzata per varie tipologie di scopi. Col la cessione del quinto, quindi, si ha la possibilità di acquistar una casa, una macchina, pagare un debito, andare in vacanza o effettuare ogni altro genere di spesa senza dover esplicitare il motivo della richiesta del prestito. Ad essere interessante nella cessione del quinto è il fatto che la restituzione della somma di denaro che viene prestata è direttamente legata alla produttività del richiedente. Per questo motivo, si parla di un prestito che viene garantito dallo stesso lavoro del dipendente. Come è facile intuire, questa tipologia di finanziamento annulla in maniera a dir poco drastica ogni genere di rischio di insolvenza. Fino a questo punto del ragionamento, tutto sembra essere decisamente semplice. Ma cosa succede nel caso in cui il dipendente dovesse essere licenziato. Di sicuro, è necessario tenere conto del fatto che si tratta di una situazione tanto possibile quanto complessa da gestire e che, dunque, deve essere affrontata tenendo conto di tutte le variabili in campo. Nel momento in cui viene stipulata questa tipologia di prestito il lavoratore decide dimettere a garanzia il cosiddetto Tfr che, com’è noto, è il trattamento di fine rapporto che viene corrisposto al termine del contratto di lavoro. Tale garanzia è fondamentale per l’istituto di credito erogante poiché gli consente di avere la certezza di poter ottenere quanto gli spetta. Attenzione, però: il Tfr non è l’unica garanzia di cui ha la possibilità di beneficiare l’istituto di creduto. Il rischio di insolvenza, infatti, è sempre dietro l’angolo e la cosa migliore da fare per ogni istituto di credito è quella di ricorrere a strumenti di vario tipo grazie ai quali avere la possibilità di mettere al sicuro il denaro.

Una soluzione interessante è rappresentata dalle polizze assicurative. A questo punto appare chiaro che in caso di licenziamento gli scenari possibili sono diversi tra loro a seconda delle specifiche variabili di cui è fondamentale tenere conto. Nel caso in cui, ad esempio, il debito residuo sia maggiore del Tfr che è stato accantonato, sarà proprio il dipendente a dover procedere all’estinzione dello stesso attraverso un bonifico. Nel caso in cui, invece, il debito residuo risultasse essere inferiore rispetto al Tfr che è stato accantonato, la società di assicurazione procederà con il pignoramento di una parte dello stipendio. In questo modo, il lavoratore risulterà essere liberato dalla sua condizione nei confronti della finanziaria. In buona sostanza, il lavoratore in tal caso dovrà vedersela con la società di assicurazione e non più con l’istituto d credito iniziale. Come detto poco sopra, la cessione del quinto rappresenta una tipologia di prestito direttamente proporzionale alla produttività del dipendente e, dunque, risulta essere fondamentale la presenza di una polizza di tipo vita al fine di consentire alla finanziaria di recuperare ogni genere di debito residuo in caso di licenziamento. Quello del licenziamento, purtroppo, è un caso niente affatto raro di questi tempi e, dunque, è bene che ogni istituto di credito di adoperi per mettere al riparo il proprio denaro. Tra le altre cose, è utile precisare che il licenziamento al quale si fa riferimento può essere di varie tipologie. Ciò vuol dire che il dipendente può licenziarsi o, al contrario, essere licenziato ad esempio a causa del fallimento dell’azienda per la quale lavora. Una variabile in merito a cui è importantissimo riflettere riguarda la possibilità di un licenziamento a cui non è seguito un ricollocamento. In questo caso, potrebbe essere difficile riuscire a corrispondere le rate mancanti. Anche in questa eventualità, comunque, è presente un’assicurazione per recisa che mette al sicuro la finanziaria.

Chi ha un minimo di competenze in fatti di prestiti non farà alcuna difficoltà a comprendere che si tratta di un vero e proprio meccanismo cosiddetto a catena tra i vari soggetti in causa al fine di consentire ai dipendenti di ottenere un prestito in tempi rapidi e, allo stesso tempo, alle finanziarie di mettersi al riparo da eventuali rischi legati anche ma non solo a possibili licenziamenti. In tale ambito, è molto utile anche tenere conto del fatto che quando un dipendente decide di richiedere un prestito con la cessione del quinto è l’azienda che ha il compito di interessarsi delle varie procedure e che, inoltre, deve procedere con le cosiddette trattenute al fine di coprire il debito che è stato contratto con a finanziaria. Discorso a parte deve essere effettuato nel caso in cui il licenziamento viene motivato con la cosiddetta giusta causa. Questa particolare situazione non permette all’assicurazione di indennizzare la finanziaria. Ciò vuol dire che verrà a crearsi una passività.

L’ultimo caso che deve essere analizzato riguarda, infine, il fallimento. Nel caso in cui il licenziamento del dipendente non dovesse essere legato alla sua condotta o fosse legato al fallimento dell’azienda, sarà l’assicurazione a dover procedere con il rimborso del debito. Anche i questi specifici casi, però, è fondamentale fare alcune distinzioni. L’assicurazione, ad esempio, non entra in gioco nel momento in cui l’insolvenza è legata ad un dipendente già segnalato alla centrale rischi. A questo punto, appare chiaro che quando si ha a che fare con un licenziamento il finanziamento richiesto attraverso la modalità della cessione del quinto viene messo a rischio, obbligando la finanziaria a capire come procedere per recuperare il denaro prestato. Un dato che deve essere tenuto a mente in maniera costante riguarda il fatto che le situazioni di questo tipo al giorno d’oggi sono moltissime e che, dunque, le finanziarie sono pronte a fare fronte a queste circostanze senza alcun genere di problema. Ovviamente, il consiglio utile di cui tutti i richiedenti devono assolutamente tenere conto è quello di informarsi in maniera scrupolosa prima di procedere con la sottoscrizione del contratto di finanziamento. Ciò molto semplicemente perché solo in questo modo si avrà la possibilità di capire esattamente cosa potrebbe accadere a seconda delle singole circostanze. Volendo,si potrebbe richiedere anche il parere di un legale di parte al fine di evitare di dover fare i conti con spiacevoli fraintendimenti. In conclusione, la cessione del quinto rappresenta una vera e propria ancora di salvataggi per tutti i dipendenti che, non riuscendo a fare fronte a tutte le spese quotidiane, hanno deciso di accedere ad una linea di credito mettendo a disposizione il proprio stipendio.

Quella della cessione del quinto è una tipologia di finanziamento decisamente molto comoda soprattutto perché non richiede alcun genere di impegno da parte del dipendente. Le trattenute infatti, avvengono in maniera del tutto autonoma e, per tale ragione, è scongiurato il rischio di saltare una o più rate a causa, ad esempio, di una dimenticanza. A questo punto, chi ha necessità di denaro contante non deve fare altro che procedere con la richiesta di un finanziamento attraverso, appunto, lo strumento della cessione del quinto, tenendo conto del fatto che in caso di licenziamento la finanziaria dovrà comunque avere la possibilità di rientrare dell’esposizione e che, quindi, procederà o ricorrendo alla stipula do un’apposita assicurazione che ha il compito di coprire la parte mancante del debito o rifacendosi direttamente sul dipendente nel caso in cui il Tfr non dovesse essere sufficiente per coprire l’esposizione in questione.

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